Le nuove tecniche genomiche (NGT) sono tutte quelle tecniche che comportano una modifica mirata alla sequenza del DNA, ad esempio le piccole mutazioni puntiformi delle singole basi azotate che compongono il DNA. La commissione europea ha recentemente deciso di rinnovare la normativa in quanto, ad esempio, le piante ottenute tramite NGT sono ancora considerate OGM e soggette quindi ad una legislazione che contempla metodi biotecnologici vecchi di venti anni.
Sentiamo le parole di Elena Del Pup, ricercatrice in biotecnologie agrarie, selezionata per la Clinton Global Initiative University 2022, programma di un anno promosso dalla Fondazione Clinton e dedicato alle giovani ricercatrici e ai giovani ricercatori per promuovere una società più equa e sostenibile. L’intervista è stata realizzata da Camilla De Luca.
Questo approccio ha offerto numerose opportunità di contatto con la Natura e ha favorito gli scambi interpersonali tra i giovani “Custodi”, gli operatori socio-sanitari, i volontari del centro, la comunità locale (in particolare la popolazione anziana) e i ricercatori, in un ambiente e contesto socioculturale ad alto grado di biodiversità. Questo intervento sinergico ha generato un significativo effetto sugli indici della Scala osservativa per la Valutazione delle Funzioni di Base (SVFB) utilizzati per monitorare gli obiettivi riabilitativi nei giovani partecipanti al progetto. In particolare, è stato osservato un cambiamento in positivo degli indici relativi agli item “Intenzione”, “Interazione” e “Regolazione”, indicando un miglioramento nelle abilità sociali e nelle relazioni interpersonali. Inoltre, essere “Custodi” di varietà antiche e in pericolo di estinzione può rappresentare per tutti, ed in particolare per le persone che possiedono “diverse abilità”, un modo per aumentare l’autostima ed il senso di appartenenza al contesto sociale di vita, contribuendo con il proprio lavoro al raggiungimento di un importante obiettivo per la salvaguardia dell’ambiente e del territorio. Nel corso delle prove sperimentali condotte con l’aiuto dei “Custodi” presso il giardino terapeutico, sono stati determinati e proposti una serie di tratti funzionali agronomici, fisiologici e biochimico-nutrizionali da utilizzare come strumenti efficienti ed economici per eseguire test di screening e di valutazione del germoplasma locale.
Questo lavoro ha dimostrato come prendersi cura della “diversità della vita” a livello vegetale, umano e socioculturale in un giardino terapeutico abbia permesso di conseguire due importanti obiettivi: i) il miglioramento della salute, del benessere individuale e delle capacità relazionali in giovani affetti da disturbo dello spettro autistico e ii) la conservazione e valorizzazione della biodiversità locale, attraverso la cura di varietà antiche e l’acquisizione di dati storici e la determinazione di tratti funzionali utili per agricoltori, breeders e ricercatori e per il trasferimento di questa eredità alle generazioni future.
In conclusione, questo studio pilota ha dimostrato che un adeguato piano di gestione degli orti e giardini curativi può rappresentare un modo concreto per favorire il raggiungimento degli obiettivi terapeutici, la conservazione dell’agro-biodiversità locale e la promozione del valore della “diversità” come preziosa risorsa e patrimonio dell’intera comunità, portando a un diffuso miglioramento del benessere biopsicosociale ed ambientale.
Per approfondire: Scartazza A., Mancini M.L., Proietti S., Moscatello S., Mattioni C., Costantini F., Villani F., Massacci A. (2020). Caring local biodiversity in a healing garden: therapeutic benefits in young subjects with autism. Urban Forestry & Urban Greening, 47: 126511. https://doi.org/10.1016/j.ufug.2019.126511
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