Blog – Semi di Scienza https://www.semidiscienza.it Wed, 26 Mar 2025 16:08:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.10 https://www.semidiscienza.it/wp-content/uploads/2019/01/cropped-Semi-di-scienza-1-32x32.png Blog – Semi di Scienza https://www.semidiscienza.it 32 32 Buchi neri e “capelli soffici”: a spasso tra fisica teorica e sperimentale https://www.semidiscienza.it/2025/03/26/buchi-neri-e-capelli-soffici-a-spasso-tra-fisica-teorica-e-sperimentale/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=buchi-neri-e-capelli-soffici-a-spasso-tra-fisica-teorica-e-sperimentale https://www.semidiscienza.it/2025/03/26/buchi-neri-e-capelli-soffici-a-spasso-tra-fisica-teorica-e-sperimentale/#respond Wed, 26 Mar 2025 16:08:27 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3079 di Luciano Celi – direttivo Semi di Scienza

I buchi neri sono da sempre tra gli oggetti più affascinanti e misteriosi dell’universo. Predetti dalla relatività generale di Einstein e osservati indirettamente attraverso i loro effetti gravitazionali, questi mostri cosmici continuano a sfidare la nostra comprensione della fisica. Uno dei problemi più profondi legati ai buchi neri è il cosiddetto paradosso dell’informazione, che mette in discussione la compatibilità tra la relatività generale e la meccanica quantistica. Negli anni scorsi un gruppo di scienziati, tra cui il compianto Stephen Hawking, ha proposto una soluzione innovativa a questo paradosso, introducendo il concetto di “soft hair” (letteralmente: capelli morbidi). Ma cosa significa tutto questo? E perché è così importante?

Il paradosso dell’informazione

Secondo la relatività generale, un buco nero è una regione dello spazio-tempo con un campo gravitazionale così intenso che nulla, nemmeno la luce, può sfuggirgli. Quando la materia o la radiazione cadono in un buco nero, sembrano scomparire per sempre, portando con sé l’informazione sul loro stato quantistico. Tuttavia, la meccanica quantistica afferma che l’informazione non può essere distrutta. Questo conflitto è noto come paradosso dell’informazione dei buchi neri.

Già negli anni ’70 del secolo scorso, Stephen Hawking dimostrò che i buchi neri non sono completamente “neri”, ma emettono una radiazione termica, chiamata radiazione di Hawking, che fa sì che il buco nero perda gradualmente massa e, alla fine, evapori. Già questo un po’ ci getta nello scompiglio: un oggetto che ha una massa talmente concentrata che… può evaporare. Vabbè, fidiamoci, perché le domande ancora più interessanti devono ancora arrivare. Questa radiazione infatti sembra essere completamente casuale e non contenere alcuna informazione sulla materia che è caduta nel buco nero. Questo ha portato alla domanda: dove va a finire l’informazione?

L’entropia dei buchi neri e la formula di Bekenstein-Hawking

Una delle intuizioni più importanti di Hawking è stata quella di collegare i buchi neri alla termodinamica. In particolare, ha dimostrato che l’entropia di un buco nero (una misura del disordine o dell’informazione contenuta) è proporzionale all’area del suo orizzonte degli eventi, secondo una formula – chiamata formula di Bekenstein-Hawking – che qui non proporremo. Ci basti sapere che questa formula suggerisce che i buchi neri non sono semplici oggetti gravitazionali, ma sistemi complessi che contengono e processano informazione.

I “soft hair” e i modi zero

Nel 2018, Hawking e i suoi collaboratori (Malcolm Perry, Andrew Strominger e Sasha Haco) hanno pubblicato un articolo intitolato Black Hole Entropy and Soft Hair, in cui hanno proposto una soluzione innovativa al paradosso dell’informazione. L’idea è che i buchi neri possano avere “soft hair”, ovvero sottili configurazioni di campi gravitazionali ed elettromagnetici vicino all’orizzonte degli eventi, che agiscono come una sorta di “memoria” del buco nero.

Questi “capelli morbidi” sono associati ai modi zero dei campi, ovvero configurazioni che non trasportano energia ma possono comunque codificare informazione. In pratica, quando la materia cade in un buco nero, lascia delle tracce nei modi zero, che potrebbero conservare l’informazione senza violare i principi della meccanica quantistica.

Calcoli mostruosi e il valore “12J”

Uno degli aspetti più affascinanti di questo lavoro è la complessità dei calcoli coinvolti. Gli scienziati hanno dovuto affrontare equazioni con oltre 1.000 termini, che inizialmente producevano risultati incoerenti: l’entropia del buco nero risultava essere zero o infinita, il che non ha senso fisico. Dopo un lungo e laborioso processo, il team è riuscito a trovare un valore chiave, indicato come “12J”, che ha permesso di risolvere queste incoerenze e ottenere un risultato fisicamente significativo. Un valore che, per i profani, ricorda un po’ la risposta fornita dal super computer (per molti aspetti simili alle recenti intelligenze artificiali che popolano il nostro mondo) presente nel romanzo di Douglas Adams Guida galattica per autostoppisti che, di fronte alla «domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto», risponde semplicemente «42».

Anche se il significato esatto del “12J” rimane un dettaglio tecnico, è chiaro che rappresenta un passo importante nella comprensione di come l’informazione viene conservata nei buchi neri. Questo risultato suggerisce che i “soft hair” e i modi zero potrebbero davvero giocare un ruolo chiave nella risoluzione del paradosso dell’informazione.

Il lavoro sperimentale di Silke Weinfurtner

Mentre la fisica teorica avanza con idee audaci come i “soft hair”, c’è anche un lato sperimentale che cerca di testare queste teorie in laboratorio. Una figura di spicco in questo campo è Silke Weinfurtner, ricercatrice all’Università di Nottingham, che guida un team che simula i buchi neri in laboratorio utilizzando modelli fisici in scala ridotta.

Weinfurtner e il suo gruppo lavorano con una grande vasca d’acqua in cui creano vortici e onde per studiare il comportamento dello spazio-tempo vicino a un buco nero. In particolare, osservano come le onde si propagano in presenza di un flusso vorticoso, che può essere paragonato all’orizzonte degli eventi di un buco nero. Quando le onde si avvicinano al vortice, alcune vengono “intrappolate” e non possono più sfuggire, proprio come la luce o la materia che cadono in un buco nero.

Questi esperimenti rientrano nel campo della gravità analogica, che esplora le somiglianze matematiche tra sistemi fisici apparentemente molto diversi, come i buchi neri e i fluidi in movimento. Anche se questi modelli non possono riprodurre esattamente i buchi neri reali, permettono di testare alcune previsioni teoriche in un contesto controllato.

Punti di contatto tra teoria e esperimento

Il lavoro di Weinfurtner e quello di Hawking e colleghi sono due facce della stessa medaglia. Da un lato, la teoria propone idee innovative come i “soft hair” per risolvere il paradosso dell’informazione; dall’altro, gli esperimenti di gravità analogica cercano di verificare se queste idee hanno un riscontro nella realtà fisica.

Ad esempio, i modi zero e i “soft hair” potrebbero avere analoghi nei sistemi fluidi studiati da Weinfurtner. Se questi effetti fossero osservati in laboratorio, ciò fornirebbe un supporto indiretto alle teorie di Hawking e colleghi. Inoltre, gli esperimenti potrebbero aiutare a identificare nuove proprietà dei buchi neri che non erano state previste teoricamente.

Implicazioni per la fisica teorica e sperimentale

Il lavoro di Hawking, Perry, Strominger, Haco e Weinfurtner non è solo una curiosità accademica, ma ha implicazioni profonde per la fisica teorica e sperimentale. Se i “soft hair” possono davvero conservare l’informazione, questo potrebbe aprire la strada a una teoria più completa della gravità quantistica, che unisca la relatività generale e la meccanica quantistica.

Inoltre, questi studi potrebbero avere applicazioni in altri campi della fisica, come lo studio delle onde gravitazionali o della cosmologia. I buchi neri, infatti, non sono solo oggetti esotici, ma laboratori naturali per testare le leggi fondamentali dell’universo.

In conclusione possiamo senz’altro dire che il paradosso dell’informazione nei buchi neri rimane uno dei problemi più profondi e affascinanti della fisica moderna. Grazie al lavoro pionieristico di Stephen Hawking e dei suoi collaboratori, siamo forse più vicini a una soluzione. I “soft hair” e i modi zero rappresentano una proposta audace e innovativa, che potrebbe rivoluzionare la nostra comprensione dei buchi neri e dell’universo stesso.

Allo stesso tempo, il lavoro sperimentale di ricercatori come Silke Weinfurtner dimostra che la fisica non è fatta solo di equazioni complesse, ma anche di creatività e ingegno nel trovare modi per testare queste idee in laboratorio. Anche se molti dettagli tecnici rimangono da chiarire, una cosa è certa: i buchi neri continuano a essere una fonte inesauribile di meraviglia e di domande, spingendo i confini della conoscenza umana sempre più in là.

]]>
https://www.semidiscienza.it/2025/03/26/buchi-neri-e-capelli-soffici-a-spasso-tra-fisica-teorica-e-sperimentale/feed/ 0
La danza quantistica della vita: come la fotosintesi sfrutta il mondo subatomico https://www.semidiscienza.it/2025/02/08/la-danza-quantistica-della-vita-come-la-fotosintesi-sfrutta-il-mondo-subatomico/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-danza-quantistica-della-vita-come-la-fotosintesi-sfrutta-il-mondo-subatomico https://www.semidiscienza.it/2025/02/08/la-danza-quantistica-della-vita-come-la-fotosintesi-sfrutta-il-mondo-subatomico/#respond Sat, 08 Feb 2025 18:24:02 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3062 La fotosintesi è uno dei processi più affascinanti della natura, attraverso il quale le piante trasformano la luce solare in energia chimica. Quello che per decenni è sembrato un processo puramente chimico, oggi rivela una sorprendente verità: nel cuore della fotosintesi si nasconde un delicato balletto quantistico.

Per molto tempo, gli scienziati sono rimasti perplessi dall’incredibile efficienza della fotosintesi: quando la luce colpisce una foglia, quasi ogni fotone catturato viene convertito in energia utilizzabile dalla pianta, con un’efficienza che supera il 95% in condizioni ottimali, motivo per cui la foglia è diventata oggetto di studio nei laboratori che si occupavano di creare efficienti pannelli solari.

Proprio all’interno di questi studi, quasi per serendipità, Engel e colleghi (1) hanno scoperto il segreto di questa straordinaria efficienza: la fotosintesi sfrutta il principio di sovrapposizione quantistica per garantire la massima produzione di ossigeno e nutrienti, nonostante la continua variazione delle condizioni ambientali esterne. E, contro ogni precedente convinzione, la coerenza quantistica viene mantenuta per tutta la cascata elettronica che è alla base della fotosintesi stessa. Infatti l’implicazione più sorprendente di questa scoperta è il fatto che questi delicati effetti quantistici possano persistere in un ambiente caldo e rumoroso della cellula, sopravvivendo al rumore termico. Le ricerche suggeriscono che le proteine che circondano i complessi fotosintetici creino un ambiente protettivo, permettendo agli stati quantistici di sopravvivere abbastanza a lungo da svolgere il loro ruolo cruciale. Sembra che le membrane plasmatiche siano fra gli elementi chiave che permettono alle cellule di creare al loro interno ambienti protetti e separati. Concettualmente questo processo è simile a quello che avviene nei nostri acceleratori di particelle, dove gli scienziati creano un ambiente totalmente separato dall’esterno, caratterizzato da precise condizioni ambientali che permettono ai delicati processi quantistici di mantenere la loro efficienza senza collassare.

Vediamo un po’ più nel dettaglio il meccanismo scoperto da Engel e colleghi: nel centro di reazione fotosintetico, le molecole di clorofilla formano strutture che possiamo chiamare “antenne”. Quando un fotone viene assorbito da queste molecole, crea uno stato di eccitazione che deve viaggiare attraverso questo complesso fino a raggiungere il centro di reazione. Secondo la fisica classica, questa energia dovrebbe “rimbalzare” casualmente tra le molecole, perdendo molta energia nel processo.

Invece, grazie al mantenimento della coerenza quantistica all’interno del complesso fotosintetico, l’energia si comporta come un’onda quantistica, esplorando simultaneamente tutti i possibili percorsi verso il centro di reazione. Questo fenomeno, chiamato “sovrapposizione quantistica”, permette all’energia di trovare istantaneamente il percorso più efficiente, come se fosse guidata da un GPS.

C’è un’immagine comunemente usata spiegare la sovrapposizione al pubblico non specializzato (Fig. 1), in cui il lettore può vedere un vaso o due facce, ma le due figure esistono allo stesso tempo. È “la scelta” della mente del lettore a rendere visibile l’una o l’altra. Questa “scelta” potrebbe rappresentare ciò che viene descritto come collasso della funzione d’onda. Gli elettroni nei processi fotosintetici sono in uno stato “sovrapposto” fino a quando non “collassano”, in base alle condizioni ambientali, innescando la cascata biochimica che trasforma i fotoni in energia chimica, nel miglior pannello solare conosciuto (1–4).

La fotosintesi quantistica ci mostra come la natura abbia evoluto sistemi in grado di sfruttare i più sottili effetti della meccanica quantistica per sostenere la vita sulla Terra. Questa scoperta non solo ha rivoluzionato la nostra comprensione della biologia, ma sta anche ispirando una nuova generazione di tecnologie sostenibili.

Fig. 1

Letture per approfondire:

1.           Engel GS, Calhoun TR, Read EL, Ahn TK, Mančal T, Cheng YC, et al. Evidence for wavelike energy transfer through quantum coherence in photosynthetic systems. Nature. 2007;446(7137):782–6.

2.           Calvillo L, Parati G. Immune System and Mind-Body Medicine – An Overview. In: Brain and Heart Dynamics [Internet]. Cham, Switzerland: Springer International Publishing; 2019. p. 1–19. Available from: http://link.springer.com/10.1007/978-3-319-90305-7_9-1

3.           Calvillo L, Redaelli V, Ludwig N, Qaswal AB, Ghidoni A, Faini A, et al. Quantum Biology Research Meets Pathophysiology and Therapeutic Mechanisms: A Biomedical Perspective. Quantum Rep. 2022 Apr 4;4(2):148–72.

4.           Al-Khalili J. Life on the Edge: The Coming of Age of Quantum Biology. Bantam Press; 2014.

]]>
https://www.semidiscienza.it/2025/02/08/la-danza-quantistica-della-vita-come-la-fotosintesi-sfrutta-il-mondo-subatomico/feed/ 0
Introduzione alla Biologia Quantistica https://www.semidiscienza.it/2025/01/07/introduzione-alla-biologia-quantistica/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=introduzione-alla-biologia-quantistica https://www.semidiscienza.it/2025/01/07/introduzione-alla-biologia-quantistica/#respond Tue, 07 Jan 2025 18:17:07 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3038 -Laura Calvillo PhD-

Una rivoluzione silenziosa:

Nel 2007, un articolo scientifico ha rivoluzionato la comprensione dei processi biologici, rivelando l’incredibile ruolo della meccanica quantistica nei sistemi viventi. La ricerca di Engel e colleghi (1) ha dimostrato che la fotosintesi clorofilliana raggiunge la sua straordinaria efficienza proprio grazie ai principi quantistici.

In particolare nei meccanismi della fotosintesi, gli elettroni sfruttano il principio di sovrapposizione, permettendo loro di:

– Esistere simultaneamente in più punti

– Selezionare istantaneamente il percorso energeticamente più efficiente

– Trasformare la luce solare in ossigeno e nutrienti con un’efficacia sorprendente

Esploriamo brevemente insieme i principi fondamentali della meccanica quantistica, per comprendere come questi meccanismi si manifestino nei sistemi biologici.

I concetti della fisica quantistica sfidano persino i fisici che li hanno sviluppati, rivelando un universo subatomico che si comporta in modo sorprendentemente diverso dalle nostre aspettative classiche. Questa nuova comprensione della materia ha rivelato proprietà estremamente controintuitive che mettono in discussione la nostra percezione della realtà fisica.

Le proprietà quantistiche più affascinanti includono:

1. La sovrapposizione quantistica, per cui un elettrone può esistere simultaneamente in più posizioni, sfidando la logica della fisica classica.

2. L’effetto tunnel quantistico, che permette alle particelle di attraversare barriere energetiche teoricamente invalicabili, quasi come se potessero “oltrepassare i muri”. Questo fenomeno sovverte completamente la nostra comprensione classica delle interazioni energetiche.

3. L’entanglement quantistico, un legame misterioso che consente a particelle separate da enormi distanze di rimanere istantaneamente connesse, comunicando istantaneamente trascendendo lo spazio-tempo.

Questi postulati descrivono un universo intrinsecamente probabilistico, fluido e interconnesso, dove la realtà è molto più complessa di quanto appaia.

Fin dagli anni ’20, scienziati pionieristici come Niels Bohr ed Erwin Schrödinger, e successivamente Frohlich (2–4), hanno iniziato a esplorare le implicazioni di questi fenomeni quantistici per la comprensione dei sistemi biologici. Bohr ha dedicato diverse conferenze alla natura quantistica della vita, aprendo nuove prospettive sulla connessione tra fisica atomica e biologia.

Per molto tempo, la comunità scientifica ha ritenuto che l’ambiente cellulare – caldo, umido e dinamico – fosse incompatibile con i delicati meccanismi quantistici, che erano stati sempre osservanti in condizioni estreme di vuoto e temperature prossime allo zero assoluto, rendendo difficile immaginare questi processi nelle strutture biologiche.

Con il loro lavoro, Engel e i suoi colleghi hanno definitivamente confutato questa convinzione, aprendo la strada a successive ricerche che hanno dimostrato come certi enzimi (proteine indispensabili alla vita) riescano a far avvenire le reazioni chimiche necessarie alla cellula grazie al principio di tunneling quantistico, e come la capacità di orientamento degli uccelli migratori sia correlata alla proprietà dell’entanglement. Infatti nella retina di questi animali alcuni elettroni possono “agganciare” il campo magnetico terrestre seguendolo fino a destinazione.

Queste scoperte in breve hanno rivoluzionato la biologia e hanno riportato in auge lavori e teorie pubblicati negli anni ’90 del novecento che indagavano persino la natura della coscienza umana, considerandola come un processo quantistico.

Di questo e di altro parleremo nei successivi articoli incentrati su questa nuova branca della fisica quantistica (5,6), entrando più nello specifico nella descrizione di questi fenomeni.

Per un primo approfondimento consiglio la seguente bibliografia:

1.           Engel GS, Calhoun TR, Read EL, Ahn TK, Mančal T, Cheng YC, et al. Evidence for wavelike energy transfer through quantum coherence in photosynthetic systems. Nature. 2007;446(7137):782–6.

2.           Bohr N. I QUANTI E LA VITA UNITA’ DELLA NATURA. UNITA’ DELLA CONOSCENZA. Boringhieri B, curatore. Hoepli; 2012.

3.           Schrodinger E. What is Life? With Mind and Matter and Autobiographical Sketches. Cambridge: Cambridge University Press, curatore. 1992.

4.           Frohlich H. Long-Range Coherence and Energy Storage in Biological Systems. 1968;11:641–9.

5.           Ball P. Physics of life: The dawn of quantum biology. Nature. 2011;474(7351):272–4.

6.           Calvillo L, Redaelli V, Ludwig N, Qaswal AB, Ghidoni A, Faini A, et al. Quantum Biology Research Meets Pathophysiology and Therapeutic Mechanisms: A Biomedical Perspective. Quantum Rep. 4 aprile 2022;4(2):148–72.

]]>
https://www.semidiscienza.it/2025/01/07/introduzione-alla-biologia-quantistica/feed/ 0
Relazione di fine anno dell’Associazione Semi di Scienza https://www.semidiscienza.it/2024/12/31/relazione-di-fine-anno-dellassociazione-semi-di-scienza/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=relazione-di-fine-anno-dellassociazione-semi-di-scienza https://www.semidiscienza.it/2024/12/31/relazione-di-fine-anno-dellassociazione-semi-di-scienza/#respond Tue, 31 Dec 2024 14:25:22 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3033 Nel periodo compreso tra ottobre 2022 e ottobre 2024, l’Associazione Semi di Scienza ha portato avanti numerose iniziative di divulgazione scientifica e di sensibilizzazione su temi ambientali e culturali. Attraverso conferenze, laboratori, progetti e pubblicazioni, abbiamo rafforzato il nostro impegno nel promuovere la conoscenza scientifica e il dialogo con la società civile. Questa relazione intende riassumere le principali attività svolte e tracciare un bilancio delle esperienze maturate.

Attività principali svolte (ottobre 2022 – ottobre 2024)

  1. Eventi culturali e divulgativi
    • 13 ottobre 2022: Presentazione online del libro Non tutto il mare è perduto di Giuseppe Ungherese.
    • 20-29 ottobre 2022: Partecipazione al Festival della Scienza di Genova con la mostra The Sound of Science, visitata da oltre 3.500 persone.
    • 19 febbraio 2023: Conferenza Una questione energetica presso il Circolo ARCI di Via d’Acqua (Pavia) e piantumazione di un albero nel Parco della Vernavola.
    • 8 settembre 2023: Cena divulgativa Il Mondo che si muove, l’arte che parla di ambiente a Livorno.
    • 14 marzo 2024: Conferenza La matematica fa schifo in occasione del Pi Greco Day a Pontassieve (FI).
    • 22 marzo 2024: Evento divulgativo Vedere l’infinito: le dieci virtù di un matematico a Firenze.
  2. Laboratori e attività didattiche
    • 12 marzo 2023: Laboratorio Giochiamo con l’energia presso la Città del Sole di Pisa.
    • 7 maggio 2023: Laboratorio didattico Energeticamente e laboratorio formativo per adulti Affresco del clima a Firenze.
    • 19 giugno 2024: Laboratorio Energicamente – Alla ricerca dell’energia sostenibile presso la Ludoteca Scientifica di Pisa.
    • 21-22 settembre 2024: Evento sulle comunità energetiche rinnovabili durante HORTI APERTI a Pavia.
  3. Progetti finanziati dall’Otto per Mille della Chiesa Valdese
    • Profili Antropici: Monitoraggio scientifico dei rifiuti spiaggiati (25 febbraio 2023) e presentazione finale dei risultati (4 maggio 2024).
    • Cambiamo Energia: Lancio del progetto (19 gennaio 2024) e successive attività educative.
  4. Collaborazioni e partecipazioni a festival
    • 24-28 aprile 2024: Crociere scientifiche in barca a vela con la Stazione Zoologica di Napoli.
    • 26 maggio – 9 giugno 2024: Installazione della mostra The Sound of Science presso lo spazio LANArchico di Prato.
    • 24 marzo 2024: Partecipazione al Festival della Scienza Orlando Scienziato a Reggio Emilia.
  5. Progetti scolastici
    • Progetto Energicamente: Coinvolgimento di circa 80 classi in Toscana, finanziato da Toscana Energia.
    • Olimpiadi della Scienza: Iniziativa nazionale che ha coinvolto 10.000 studenti di scuole secondarie di primo grado.

Pubblicazioni e comunicazione online

  • Pubblicazione di articoli originali ogni 15 giorni sul nostro blog.
  • Organizzazione di eventi online trasmessi sul nostro canale YouTube.
Evento inaugurativo della mostra “Sound of Science” presso lo spazio LANArchico di Prato.

Negli ultimi anni, il sapere scientifico ha dimostrato di essere un elemento chiave per affrontare le sfide globali, dalla crisi climatica all’innovazione tecnologica. La scienza non solo contribuisce al progresso, ma rappresenta anche un ponte tra conoscenza e responsabilità, ispirando soluzioni concrete e sensibilizzando le persone al cambiamento. Il nostro impegno continuerà a essere orientato verso la promozione di una scienza al servizio della società e delle future generazioni.

Il biennio appena trascorso ha confermato il ruolo centrale dell’Associazione Semi di Scienza come promotrice di una cultura scientifica accessibile e coinvolgente. La diversità delle attività svolte, il numero crescente di partecipanti e il consolidamento di collaborazioni strategiche ci spingono a guardare al futuro con entusiasmo.

Con l’inizio del nuovo anno, desideriamo rinnovare il nostro impegno nella divulgazione scientifica, auspicando nuove scoperte e una sempre maggiore partecipazione della comunità. Auguriamo a tutti un 2025 ricco di conoscenza, curiosità e azioni concrete per un mondo più sostenibile.

Buon anno da tutto il team di Semi di Scienza!

]]>
https://www.semidiscienza.it/2024/12/31/relazione-di-fine-anno-dellassociazione-semi-di-scienza/feed/ 0
Olimpiadi della Scienza 2025 https://www.semidiscienza.it/2024/12/19/olimpiadi-della-scienza-2025/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=olimpiadi-della-scienza-2025 https://www.semidiscienza.it/2024/12/19/olimpiadi-della-scienza-2025/#respond Thu, 19 Dec 2024 13:54:46 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3025 Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla quinta edizione delle Olimpiadi della Scienza!

Tutte le info QUI.

]]>
https://www.semidiscienza.it/2024/12/19/olimpiadi-della-scienza-2025/feed/ 0
Advancing the Protection Principle https://www.semidiscienza.it/2024/12/17/advancing-the-protection-principle/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=advancing-the-protection-principle https://www.semidiscienza.it/2024/12/17/advancing-the-protection-principle/#respond Tue, 17 Dec 2024 19:59:18 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3017

La nuova pubblicazione Advancing the Protection Principle di Let’s Be Nice to the Ocean, pubblicata il 30 ottobre 2024 a Cali, Colombia, in occasione della COP sulla Biodiversità, delinea le proposte chiave per migliorare la conservazione degli oceani attraverso il Principio di Protezione alla prossima Terza Conferenza delle Nazioni Unite sull’Oceano (UNOC3) che si terrà a Nizza, in Francia, nel giugno 2025.

Il Principio di Protezione chiede che la protezione degli oceani diventi la norma, non l’eccezione, garantendo che l’onere della prova ricada sulle industrie estrattive e inquinanti, in modo che la preservazione e il ripristino della salute degli oceani e degli ecosistemi abbiano la precedenza sullo sfruttamento.

“Il documento chiede che il Piano d’azione per l’oceano di Nizza, nel giugno 2025, approvi il principio di protezione come obiettivo ambizioso” ha detto Rémi Parmentier, autore di Advancing the Protection Principle.

Con questo in mente, come movimento Let’s Be Nice to the Ocean proponiamo che il Piano d’azione per l’oceano di Nizza accetti di formare un gruppo ad hoc per redigere un rapporto su modalità e opzioni e una tabella di marcia prima della quarta conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani nel 2028.

Perché adesso?

Il ruolo dell’oceano come “sala macchine” del sistema climatico globale è inconfutabile. Assorbe il 90% del calore in eccesso generato dalle attività umane e circa il 25% delle emissioni di anidride carbonica, mitigando gli impatti climatici. Tuttavia, ciò ha un costo elevato, poiché l’oceano deve affrontare un riscaldamento, un’acidificazione e una perdita di biodiversità senza precedenti.

Il rapporto Advancing the Protection Principle delinea raccomandazioni cruciali per i politici e le parti interessate, tra cui l’approvazione del principio di protezione come obiettivo ambizioso a Nizza, l’eliminazione della pesca dannosa e di altri sussidi dannosi per l’ambiente, una moratoria sull’estrazione mineraria in acque profonde e sulla pesca a strascico d’altura, e la protezione dell’Oceano Meridionale e del Mar Mediterraneo. Queste azioni ambiziose mirano ad affrontare le crisi ambientali efficacemente interconnesse: cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento.

A Nizza, a sostegno del principio di tutela dei diritti e della giustizia dell’oceano

A Nizza, i governi dovrebbero approvare il Principio di Protezione per trasformare il modo in cui gestiamo la nostra biodiversità oceanica condivisa, ripensando gli approcci ai diritti di accesso, alle responsabilità e alle quote, soprattutto perché il cambiamento climatico intensifica le pressioni sugli ecosistemi marini. Questo nuovo quadro si allinea con la nozione emergente di diritti dell’oceano e affronta i principi alla base della giustizia oceanica, che richiedono un uso equo e sostenibile delle risorse oceaniche, in particolare per le popolazioni indigene e le comunità costiere vulnerabili che dipendono dall’oceano per il loro sostentamento e il loro patrimonio culturale.

Il tempo per l’oceano sta per scadere. Se i governi non coglieranno l’opportunità di Nizza di invertire la tendenza, uno tsunami di conseguenze – l’innalzamento dei mari, la morte delle barriere coralline e il collasso della pesca – raggiungerà presto le nostre coste.

Per scaricare Advancing the Protection Principle clicca qui

]]>
https://www.semidiscienza.it/2024/12/17/advancing-the-protection-principle/feed/ 0
Trattato globale sulla plastica, INC-5 chiude senza accordo: si va al 2025 https://www.semidiscienza.it/2024/12/04/trattato-globale-sulla-plastica-inc-5-chiude-senza-accordo-si-va-al-2025/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=trattato-globale-sulla-plastica-inc-5-chiude-senza-accordo-si-va-al-2025 https://www.semidiscienza.it/2024/12/04/trattato-globale-sulla-plastica-inc-5-chiude-senza-accordo-si-va-al-2025/#respond Wed, 04 Dec 2024 11:14:00 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3013 di Tosca Ballerini, articolo già pubblicato su Materia Rinnovabile: https://www.renewablematter.eu/trattato-globale-sulla-plastica-inc-5-chiude-senza-accordo-rimandato-2025

Il quinto ciclo di negoziati (INC-5) per uno strumento internazionale giuridicamente vincolante (Internationally Legally Binding Instrument, ILBI) contro l’inquinamento da plastica si è chiuso a Busan, in Corea del Sud, alle 2:50 del mattino di lunedì 2 dicembre senza un accordo. Il Comitato intergovernativo di negoziazione ha deciso di riunirsi nuovamente in una sessione aggiuntiva nel 2025 nella quale le negoziazioni riprenderanno sulla base di un documento informale prodotto dal Presidente di INC, Vayas Valdivieso.

Secondo l’agenda dei lavori, i delegati avrebbero dovuto lavorare in quattro gruppi di contatto per arrivare a produrre una bozza sostanziale dell’ILBI entro venerdì 29 novembre. Questo avrebbe dato il tempo al Legally Drafting Group di esaminare la bozza dell’accordo prima della sua adozione da parte dei negoziatori entro domenica 1° dicembre. I lavori però sono andati a rilento e i negoziatori non sono riusciti a produrre nessun testo. Tre i punti sui quali c’è stato il maggior disaccordo: prodotti e sostanze chimiche problematiche utilizzate nei prodotti di plastica (bozza dell’articolo 3 nel terzo non paper di Vayas Valdivieso); produzione (supply, bozza dell’articolo 6); finanza, compresa l’istituzione di un meccanismo finanziario (bozza dell’articolo 11).

Trattato globale sulla plastica, i punti critici

Per le bozze dell’articolo 3 e dell’articolo 6, le opinioni dei negoziatori andavano dall’esclusione totale della questione dall’ILBI (posizione mantenuta dai Like-minded countries e dal gruppo arabo), alle proposte di elenchi dei prodotti e delle sostanze chimiche più dannose da vietare nei prodotti di plastica e dell’introduzione di un obiettivo globale per ridurre la produzione di polimeri plastici primari a livelli sostenibili e promuovere l’economia circolare, adottando misure lungo l’intero ciclo di vita della plastica (posizione mantenuta dai paesi della High Ambition Coalition e da altri “stati volenterosi).

Sulla bozza dell’articolo 11, le opinioni condivise includevano la necessità di un meccanismo finanziario dedicato e autonomo, finanziato principalmente dai paesi sviluppati che avrebbe facilitato i paesi in via di sviluppo nell’attuazione del futuro trattato. Includevano anche un meccanismo finanziario, finanziato da tutte le parti e da fonti aggiuntive, tra cui l’industria.

Non si è trovato un accordo neanche su alcuni argomenti che sembravano essere meno divisivi, come la gestione dei rifiuti. Durante la riunione plenaria di mercoledì 27 novembre, la maggior parte dei negoziatori ha espresso frustrazione riguardo le tattiche dilatorie messe in atto dal gruppo dei Like-minded countries. “Questa situazione si sta trasformando in una mini COP sul clima”, ha detto il giorno dopo un delegato sottolineando le “tattiche dilatorie simili” a quelle osservate durante i negoziati sul clima. Il riferimento è all’utilizzazione del consenso per bloccare ogni progresso. Ad apertura dei lavori, il 25 novembre, India, Federazione Russa, Kazakistan, Bahrein, Egitto, Arabia Saudita per il gruppo arabo e Kuwaitper i Like-mindedcountries avevano ribadito che tutte le decisioni su questioni sostanziali avrebbero dovuto essere prese tramite consenso e che la regola procedurale 38.1 (che prevede il ricorso al voto qualora non sia trovi il consenso) non avrebbe dovuto essere invocata.

Gli sforzi di Vayas Valdivieso e le consultazioni a porte chiuse

Per cercare di superare lo stallo nelle negoziazioni, venerdì 29 novembre Vayas Valdisvieso ha interrotto i lavori dei gruppi di contatto e intrapreso delle consultazioni informali a porte chiuse. Sulla base delle opinioni raccolte dai delegati dei vari paesi, Vayas Valdivieso ha prodotto un nuovo documento informale (il suo  quarto non-paper) che è stato fatto circolare nella sera. Secondo gli osservatori, la decisione del presidente di INC di produrre una nuova bozza del testo dell’accordo è stata una mossa coraggiosa e “potenzialmente uno dei momenti più significativi della trattativa”. In plenaria l’Arabia Saudita aveva infatti detto che il rischio maggiore sarebbe stato quello di “vedersi paracadutare un testo dall’alto”.

Le consultazioni informali a porte chiuse sono continuate anche sabato 30, quando hanno cominciato a circolare voci di un INC-5.2 o di un’estensione della riunione in corso fino a martedì 3 dicembre. Nel pomeriggio di domenica 1° dicembre Vayas Valdivieso ha reso pubblica una quinta versione del suodocumento informale (Chair’s Text). Nella plenaria finale di domenica sera, i delegati hanno deciso di aggiornare la seduta a una prossima riunione nel 2025, e alla 1:13 del mattino di lunedì 2 dicembre hanno accettato il nuovo testo del presidente di INC come base per le negoziazioni.

“Sebbene INC-5 abbia visto progressi sul testo, non è riuscito ad affrontare i problemi politici e procedurali di fondo che hanno rovinato questo processo fin dall’inizio”, ha detto a Materia Rinnovabile Magnus Løvold della Norwegian Academy of International Law.“Penso che sempre più paesi vedano che alcuni dei paesi coinvolti, come l’Arabia Saudita e la Russia, stanno negoziando in malafede e non accetteranno mai un trattato, per non parlare di un trattato efficace. Affinché INC-5.2 abbia successo, i paesi ambiziosi devono lasciarsi alle spalle gli spoiler e concludere un trattato senza di loro. Questo è chiaramente l’unico modo. Le dichiarazioni congiunte rilasciate in plenaria da Ruanda e Messico mostrano che c’è una maggioranza progressista che potrebbe essere disposta a farlo.”

Ruanda, Messico e Panama alla guida dei paesi volenterosi

Nella plenaria di domenica sera, Juliet Kabera, negoziatrice del Ruanda (paese co-chair assieme alla Norvegia della High Ambition Coalition), parlando a nome di 85 stati ha espresso “forti preoccupazioni circa le continue richieste da parte di un piccolo gruppo minoritario di paesi di rimuovere dal testo le disposizioni vincolanti che sono indispensabili affinché il trattato sia efficace”. Alla fine del suo intervento ha chiesto ai presenti in sala di alzarsi in piedi se fossero stati d’accordo con un trattato globale forte. Quasi tutta la sala si è alzata in piedi, un segno molto chiaro di ambizione. Dopo di lei, Camila Zepeda del Messico ha iniziato il suo intervento leggendo i nomi dei 95 paesi che hanno sottoscritto una disposizione “legalmente vincolante” per “eliminare gradualmente” i prodotti di plastica più dannosi e le sostanze chimiche preoccupanti utilizzate nella loro produzione.

In una conferenza stampa per gli stati membri che si era tenuta prima della assemblea plenaria, gli stati in via di sviluppo e i membri dell’UE insieme hanno dato una “dimostrazione eroica di forza”. Juan Carlos Monterrey di Panama aveva detto: “Questa non è un’esercitazione, questa è una lotta per la sopravvivenza. La plastica non è comoda, è un’arma di distruzione di massa. Se non otteniamo un ambizioso trattato di Busan sarà un tradimento… la storia non ci perdonerà”. Secondo il Center for International Environmental Law (CIEL), anche l’UE ha svolto un “ruolo cruciale”: Anthony Agotha ​​(UE) e Olga Givernet (Francia) hanno entrambi rilasciato dichiarazioni a favore della produzione e di altre misure ambiziose.

“Quello che abbiamo visto a Busan è stata un’arma del consenso da parte di un piccolo numero di paesi per bloccare i progressi e indebolire i negoziati”,ha detto David Azoulay, Direttore di Environmental Health a CIEL. “Dobbiamo resistere all’idea che questo processo sia destinato a rimanere paralizzato dall’ostruzione. Alla prossima sessione, i paesi devono chiarire una volta per tutte che sono pronti a usare tutte le opzioni, incluso il voto, per realizzare il trattato che continuano a sostenere sia necessario”.

Molti lobbysti ai negoziati per il Trattato globale sulla plastica

Nel secondo giorno di negoziazioni i rappresentanti della società civile hanno denunciato l’organizzazione di INC-5 per le disposizioni che limitavano gravemente la partecipazione ai negoziati. Nonostante i quasi 1.900 partecipanti all’INC, i lavori dei gruppi di contatto erano stati tenuti in stanze con solo 60 posti assegnati ai partecipanti non membri, una cifra che ammonta al 3% dei partecipanti registrati. La situazione è stata poi risolta nei giorni successivi.

Sempre martedì 26 novembre, un’analisi di CIEL ha mostrato che 220 lobbisti dell’industria chimica e dei combustibili fossili erano registrati per partecipare all’INC-5. Presi insieme, sarebbero il singolo paese più grande. Per fare un paragone: la Repubblica di Corea, paese ospitante, aveva 140 rappresentanti, le delegazioni dell’Unione Europea e di tutti i suoi stati membri insieme 191, mentre gli scienziati indipendenti della Scientists’ Coalition for an Effective Plastics Treaty erano 70.

“Come scienziati indipendenti, siamo preoccupati che la scienza sia stata usata impropriamente per creare confusione e ritardi da parte di alcuni stati membri”, ha detto Trisia Farrelly, professoressa e membro onorario presso la Massey University e scienziata senior presso il Cawthron Institute (Nuova Zelanda) in un comunicato stampa della Scientists’ Coalition rilasciato dopo la chiusura di INC-5. “Ciò sottolinea ulteriormente l’importanza di una scienza e di strategie indipendenti e solide per impedire che i conflitti di interesse facciano deragliare il futuro trattato.”

In una conferenza stampa dell’International Indigenous Peoples’ Forum on Plastics tenutasi sabato 30 novembre, i rappresentanti indigeni hanno detto, in riferimento alle consultazioni informali a porte chiuse: “Siamo stati messi a tacere e sottovalutati strategicamente” in queste negoziazioni. “Come si può parlare di una giusta transizione, quando non ci viene dato uno spazio al tavolo?”

Immagine: Camila Isabel Zepeda Lizama, Messico, a nome di 95 paesi. Foto: IISD/ENB – Kiara Worth

]]>
https://www.semidiscienza.it/2024/12/04/trattato-globale-sulla-plastica-inc-5-chiude-senza-accordo-si-va-al-2025/feed/ 0
Trattato globale sulla plastica: meglio un accordo debole o nessun accordo? https://www.semidiscienza.it/2024/12/01/trattato-globale-sulla-plastica-meglio-un-accordo-debole-o-nessun-accordo/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=trattato-globale-sulla-plastica-meglio-un-accordo-debole-o-nessun-accordo https://www.semidiscienza.it/2024/12/01/trattato-globale-sulla-plastica-meglio-un-accordo-debole-o-nessun-accordo/#respond Sun, 01 Dec 2024 16:23:31 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3007 di Tosca Ballerini, articolo già pubblicato su Materia Rinnovabile: https://www.renewablematter.eu/trattato-globale-sulla-plastica-meglio-un-accordo-debole-o-nessun-accordo

Inizia oggi, 25 novembre 2024, a Busan, Corea del Sud, il quinto e ultimo ciclo di negoziati (INC-5) per un trattato globale sulla plastica che dovrebbe concludersi il 1° dicembre. Sono passati due anni e mezzo dallo storico accordo del 2 marzo 2022 con il quale la quinta Assemblea dell’ambiente delle Nazioni Unite (UNEA-5.2) ha richiesto al direttore esecutivo del Programma per l’ambiente (UNEP) delle Nazioni Unite di convocare un Comitato intergovernativo di negoziazione (INC) per sviluppare uno strumento giuridicamente vincolante che affronti l’intero ciclo di vita della plastica entro il 2024. Ma i punti di disaccordo tra i paesi continuano a essere più numerosi dei punti di convergenza e i rimanenti sette giorni di negoziati sembrano essere insufficienti per concludere un accordo efficace.

La posta in gioco è sapere se prevarranno gli obiettivi ambientali e la tutela della salute umana, tramite un accordo che affronti la proliferazione della plastica in tutte le fasi dalla produzione allo smaltimento come vorrebbe la High Ambition Coalition To End Plastic Pollution, oppure gli interessi economici delle industrie petrolchimiche e dei paesi produttori di plastica (autodefinitesi i Like-minded Countries) che si oppongono a un trattato che includa obiettivi ambiziosi che limiterebbero o ridurrebbero la produzione primaria di plastica e vorrebbero ridurre lo scopo dell’accordo alla gestione dei rifiuti. Nel mezzo tra i due gruppi si trovano gli Stati Uniti, che nel giugno 2024 avevano annunciato il loro sostegno alla riduzione della produzione di plastica, ma hanno fatto marcia indietro dopo le recenti elezioni americane.

Like-minded Countries, guidati da Arabia Saudita, Iran e Russia, hanno messo in atto tattiche per fare deragliare le negoziazioni in tutti i precedenti cicli di negoziati (INC-1 a Punta del Este; INC-2 a Parigi; INC-3 a Nairobi; INC-4 a Ottawa) e di fatto si è arrivati a INC-5 con un testo di negoziazione ufficiale (la cosiddetta Bozza Zero Rivista) che non può essere usato per le negoziazioni perché eccessivamente lungo e incomprensibile e con un documento informale proposto dal presidente dell’INC, l’ambasciatore Luis Vayas Valdivieso dell’Ecuador, in cui non è presente nessuna opzione relativamente a obblighi di riduzione della produzione di plastica primaria. 

I 67 paesi della High Ambition Coalition hanno riaffermato in una dichiarazione ministeriale congiunta in vista di INC-5 la loro volontà di concludere un accordo entro la fine del 2024, e così hanno fatto i leader delle principali economie del mondo con la dichiarazione del G20 di Rio de Janeiro. Ma tra gli osservatori c’è il dubbio che concludere un accordo che non sia ambizioso potrebbe essere controproduttivo.

Il pericolo di un approccio start & strengthen

Con l’avvicinarsi dei negoziati finali sul trattato sulla plastica, c’è una spinta per fissare obiettivi globali”, ha detto Hélionor de Anzizu, senior attorney al Center for International Environmental Law (CIEL). “Tuttavia, senza obblighi nazionali vincolanti, il trattato rischia di diventare un accordo stile Parigi. Basarsi esclusivamente su obiettivi generali può portare ad azioni frammentate, sfide commerciali e attriti tra i mercati ed è probabile che ritardi un impatto significativo.”

Nell’ultimo periodo, infatti, si è parlato di adottare un approccio start & strengthen (iniziare e poi rafforzare), che però secondo CIEL rischia di essere problematico in quanto spesso fissa degli obiettivi globali ma rinvia le azioni necessarie per raggiungerli al futuro, senza alcuna garanzia che queste azioni di rafforzamento avvengano poi effettivamente. Come esempio del fallimento di questo approccio, CIEL cita la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici e l’Accordo di Parigi. Gli stati lasciati ad agire per conto proprio hanno creato un divario sostanziale tra lo scopo dell’accordo (limitare il riscaldamento terrestre entro i 2°C, e idealmente entro gli 1,5°C) e l’azione nazionale (i contributi determinati a livello nazionale NDCs che si sono rivelati insufficienti) che ha fatto sì che secondo le previsioni le temperature globali aumenteranno di 2,5°C/3,7°C entro il 2100.

“Una volta concordato il testo di un trattato, le decisioni della Conferenza delle Parti (COP) non hanno il potere di creare obblighi oltre il testo del trattato”, avverte CIEL. Infatti “le decisioni COP che possono creare nuovi obblighi sono gli emendamenti al testo del trattato o un nuovo protocollo, entrambi i quali necessitano la ratifica delle parti per entrare in vigore e spesso richiedono anni, se non decenni”.

Meglio una “coalizione dei volenterosi” al di fuori del processo negoziale dell’UNEP?

“Molti paesi sono determinati a ottenere un trattato veramente ambizioso, il che significa che deve includere un limite alla produzione di plastica”, spiega a Materia Rinnovabile Neil Tangri, direttore scientifico e politico della Global Alliance for Incinerator Alternatives GAIA. “Se i paesi spoiler frustrassero questo sforzo all’INC-5, ciò potrebbe causare un collasso dei negoziati. Un’altra possibilità è quella di abbandonare completamente [il processo di negoziazione all’interno dell’] UNEP, costringendo i paesi che vogliono risolvere il problema a negoziare con coloro che stanno cercando di vanificare i loro sforzi. I negoziati all’interno di una coalizione dei volenterosi sarebbero più rapidi, più produttivi e, in definitiva, più efficaci.”

Neil Tangri

Gli elementi chiave di un trattato efficace

“Un trattato efficace sulla plastica richiede l’attuazione di politiche lungo l’intero ciclo di vita della plastica”, ha detto a Materia Rinnovabile Tara Olsen, ricercatrice nella sezione Produzione, mercati e politica dell’Università di Copenaghen e membro della Scientists’ Coalition for an Effective Plastics Treaty. “Include l’attuazione di misure a monte per ridurre la produzione primaria di plastica (PPP). Ciò è particolarmente importante dato che secondo le previsioni dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) la produzione, l’uso e i rifiuti generati aumenteranno del 70% entro il 2040 rispetto al 2020. Riconoscendo le sfide scientifiche nel quantificare un obiettivo fisso di PPP a lungo termine, come la potenziale sottostima dei reali costi ambientali e socioeconomici, sottolineiamo l’importanza che l’obiettivo rimanga scientificamente informato e adattivo nel tempo per allinearsi con le più recenti scoperte scientifiche.”

Olsen è una dei quasi mille scienziati indipendenti che hanno firmato la Scientists’ Declaration for the Global Plastics Treaty, la cui versione aggiornata per INC-5 è stata resa nota sabato 23 novembre, chiedendo ai membri di INC di concordare un trattato globale ambizioso basato su prove scientifiche per porre fine all’inquinamento da plastica entro il 2040.

Tara Olsen

Secondo Andrés del Castillo, Senior Attorney a CIEL, e Lindsey Jurca Durland, Campaign Specialist a CIEL, oltre a un limite alla produzione di plastica con obiettivi nazionali obbligatori, gli elementi essenziali per un trattato sulla plastica efficace sono il divieto per sostanze chimiche tossiche preoccupanti, misure commerciali rivolte ai paesi che non ratificheranno l’accordo, meccanismi di governance che evitano di bloccare il processo a causa del consenso, meccanismi finanziari innovativi. I due esperti avvertono che durante le negoziazioni sarà necessario vigilare sulle tattiche di ritardo, l’influenza dell’industria (a INC-3 il numero dei lobbisti era superiore a quello dei delegati del G7, a INC-4 a quello dei delegati dell’UE e di 87 paesi messi insieme), il pericolo di compromessi al ribasso che sacrificano l’ambizione del trattato in nome della tempistica, oltre all’influenza del nuovo presidente degli Stati Uniti sul trattato.

La questione di quale sarebbe il migliore strumento legale internazionale per combattere l’inquinamento da plastica si è posta sin dall’inizio delle negoziazioni. Meglio concludere un trattato globale senza obblighi vincolanti (tipo Accordo di Parigi), oppure un trattato ambizioso con una massa critica di “stati volenterosi”, regole comuni e impegni vincolanti (cioè una convenzione specifica, come ad esempio la Convenzione di Minamata sul mercurio)? Come analizzato dal WWF “nel lungo periodo è solitamente più facile aumentare la partecipazione che modificare il testo di un trattato”.

Tramite il ricorso al consenso e al diritto di veto, nelle COP sul clima e nell’Accordo di Parigi gli interessi legati all’economia dei combustibili fossili hanno bloccato le azioni per contenere il riscaldamento terrestre. Questi interessi hanno prevalso ancora una volta nella COP29 che si è conclusa ieri, domenica 24 novembre, a Baku, in Azerbaijan. Il 99% della plastica è prodotto a partire da fonti fossili e gli stessi stati che hanno bloccato l’azione sul clima hanno lavorato sin dall’inizio per bloccare lo sviluppo di un trattato efficace contro l’inquinamento da plastica. Resta da vedere quali saranno durante INC-5 le mosse della “coalizione dei volenterosi”. 

Immagine: Mumtahina Tanni, Pexels

]]>
https://www.semidiscienza.it/2024/12/01/trattato-globale-sulla-plastica-meglio-un-accordo-debole-o-nessun-accordo/feed/ 0
Let’s Be Nice to the Ocean https://www.semidiscienza.it/2024/10/31/lets-be-nice-to-the-ocean/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=lets-be-nice-to-the-ocean Thu, 31 Oct 2024 08:45:15 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=2986

Let’s Be Nice to the Ocean è un movimento composto da numerosi soggetti che sostengono il Principio di Protezione: rendere la protezione dell’oceano la norma piuttosto che l’eccezione.

Let’s Be Nice to the Ocean è stato lanciato dal Varda Group nel novembre 2023 con il supporto di sette organizzazioni partner con l’obiettivo di aumentare l’ambizione della Terza Conferenza delle Nazioni Unite sull’oceano attraverso approcci innovativi alla protezione dell’oceano.

Come Semi di Scienza abbiamo entusiasti di esserci uniti al movimento e non vediamo l’ora di lavorare insieme per portare avanti azioni volte a rendere la protezione dell’oceano la regola, non l’eccezione, con la Terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani a Nizza all’orizzonte.

]]>
Uno sguardo ai PFAS https://www.semidiscienza.it/2024/09/28/uno-sguardo-ai-pfas/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=uno-sguardo-ai-pfas https://www.semidiscienza.it/2024/09/28/uno-sguardo-ai-pfas/#respond Sat, 28 Sep 2024 10:42:43 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=2944 di Matteo Bo – socio di Semi di Scienza

I PFAS, acronimo di sostanze perfluoroalchiliche, è un gruppo di composti chimici di sintesi – ovvero creati dall’uomo – che sono utilizzati in moltissimi campi e che stanno vedendo un crescente interesse nel dibattito pubblico per via degli effetti sulla salute e sull’ambiente che generano o che possono generare.

In questo articolo, che non pretende di essere esaustivo, affronteremo alcuni dei punti “salienti” di un argomento che è molto complesso ma che merita di essere esposto anche sulle pagine del nostro Blog per descrivere almeno in prima battuta le principali caratteristiche di queste sostanze ad oggi ancora poco conosciute seppur dalla storia quasi centenaria.

Alla fine degli anni ’30, infatti, nel corso dei processi di industrializzazione del PTFE fu scoperto per errore – come spesso accade nelle scoperte scientifiche – un fluoropolimero, ovvero una catena di atomi di carbonio con fluoro, dalle caratteristiche idrorepellenti e tensioattive. Inizialmente utilizzato per rendere impermeabili i carri armati durante la Seconda guerra mondiale, a partire dagli anni ’50, l’azienda chimica DuPont ne sviluppò un prodotto commerciale noto come Teflon. Nel corso degli anni, a quello che è a tutti gli effetti il più famoso tra i PFAS, furono affiancati centinaia di composti riconducibili allo stesso gruppo ed utilizzati in varie applicazioni civili e industriali: lubrificanti, antiaderenti per pentole e padelle, schiume anti-incendio, guarnizioni, refrigeranti, pesticidi, prodotti di cosmesi e altro.

Immagine di una padella antiaderente

Questi fluoropolimeri sono accumunati dalla loro proprietà idrorepellenti, oleorepellenti e tensioattive. Per effetto delle loro lunghe catene di carbonio, sono inoltre caratterizzati da una fortissima persistenza che li rende duraturi nel tempo ma anche diffusi nello spazio e quindi all’interno dell’ambiente e della catena alimentare. La gran parte dei PFAS sono infatti resistenti all’idrolisi, alla biodegradazione, alla fotolisi e ad altri processi di ossidazione naturale. Possono essere degradati solo termicamente ma a temperature pari a 1200-1300 °C, valori che non sempre vengono nemmeno raggiunte all’interno degli inceneritori.

Per via dell’ampiezza dei composti ricadenti nel gruppo di PFAS, a cui si aggiungono continuamente nuovi prodotti di sintesi, ad oggi vi è ancora quindi la necessità di uno sviluppo più ampio della normativa e della tecnica necessarie a definirne sia l’impiego sia le modalità di campionamento, analisi e studio dei rischi per la salute. Quest’ultimi sono noti a livello globale da circa 50 anni, come racconta il film Dark Waters con Mark Ruffalo – uscito in Italia nel 2020 con il titolo “Cattive Acque” – che racconta la causa intentata negli anni ’70 contro la DuPont in Virginia (USA).

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) nel 2023 ha classificato come cancerogeni per l’uomo i PFOA e i PFOS, tra i più noti e storici PFAS in circolazione. Su composti più recenti come C6O4 e ADV le ricerche sono ancora in corso e dovremo attendere ancora qualche tempo per meglio comprenderne le ricadute. Tra i bersagli identificati vi sono il fegato, in cui si verifica un processo di bioaccumulo, e i reni, che tendono a trattenerli anziché espellerli con l’urina. Sono stati poi riscontrati effetti fisiologici sul sistema immunitario e in particolare sulla regolazione ormonale.

Per quanto riguarda la diffusione di questi inquinanti in ambiente, in diversi casi nel mondo le concentrazioni più elevate sono state rilevate in prossimità di stabilimenti che li producono e, in seconda battuta, in stabilimenti che li lavorano per creare prodotti destinati alla commercializzazione. I PFAS si trovano infatti sia nel prodotto finito (e nella relativa degradazione) sia in prodotti intermedi. In analogia con altri inquinanti sono quindi in genere le popolazioni più prossime agli stabilimenti e i lavoratori che vi operano all’interno ad essere potenzialmente maggiormente esposti a PFAS. Sono inoltre stati rilevati presso siti dove vengono utilizzati grossi quantitativi di schiume antincendio come nel caso dell’aeroporto militare di Ronneby in Svezia.

In Italia, il caso più noto è quello della contaminazione della falda e dei corpi acquiferi superficiali a causa delle attività dell’azienda Miteni in Veneto a partire dagli anni ‘60. Un caso che ha portato nel 2018 alla dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei ministri con il divieto al consumo di acqua potabile in 30 comuni tra le province di Vicenza, Verona e Padova per una popolazione di circa 350 mila persone interessate.

La loro persistenza ha tuttavia portato a rilevarli anche in corsi d’acqua, falde acquifere e nel sangue umano in aree non direttamente interessate dalla loro produzione o trasformazione. In questo senso, un interessante e ormai storico studio del CNR presentato nel 2011 ha definito i primi contorni sulla contaminazione nella matrice acque cui sono seguiti studi di approfondimento tutt’ora in corso in varie regioni del Bacino Padano sia sulla medesima matrice acqua sia sull’aerodispersione dei PFAS in aria ambiente.

Ad oggi risulta quindi necessario il monitoraggio e lo studio sugli effetti dei principali PFAS con un occhio a quelli di nuova generazione maggiormente diffusi e una sorveglianza dei siti di produzione e lavorazione principali. Per quanto di difficile riscontro nel mercato, ove possibile nella quotidianità potrebbe risultare un’azione efficace di auto-tutela la ricerca di prodotti “PFAS-free” o la scelta di alternative che intrinsecamente non comportino la necessità di prodotti che potrebbero contenerli.

Bibliografia:

]]>
https://www.semidiscienza.it/2024/09/28/uno-sguardo-ai-pfas/feed/ 0