Mare – Semi di Scienza https://www.semidiscienza.it Wed, 29 Jan 2025 17:20:58 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.10 https://www.semidiscienza.it/wp-content/uploads/2019/01/cropped-Semi-di-scienza-1-32x32.png Mare – Semi di Scienza https://www.semidiscienza.it 32 32 Profili Antropici. La plastica come misura del nostro tempo https://www.semidiscienza.it/2022/11/25/profili-antropici-la-plastica-come-misura-del-nostro-tempo/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=profili-antropici-la-plastica-come-misura-del-nostro-tempo https://www.semidiscienza.it/2022/11/25/profili-antropici-la-plastica-come-misura-del-nostro-tempo/#respond Fri, 25 Nov 2022 11:14:17 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=2080 L’inquinamento tossico derivante dalla dilagante sovrapproduzione di rifiuti di plastica è irreversibile, mina direttamente la nostra salute, contribuisce alla perdita di biodiversità, esacerba il cambiamento climatico e genera cambiamenti ambientali dannosi su larga scala e nel lungo periodo. Tuttavia le soluzioni esistono, e nel progetto Profili Antropici vogliamo condividerle con la cittadinanza e le istituzioni.

Scarica il rapporto “Inquinamento da plastica sulla costa toscana: Le misure ambientali che i comuni possono mettere in atto per ridurlo”.

Il Mar Mediterraneo è uno scrigno di biodiversità, ma è anche uno dei mari più inquinati al mondo. Ogni anno sono scaricati nel Mediterraneo oltre 229.000 tonnellate di rifiuti di plastica. Di questi, le macro plastiche, ovvero rifiuti di grandi dimensioni, rappresentano il 94%, e oltre il 50% di questi rifiuti provengono da Egitto, Italia e Turchia. Nel Mare nostrum si sono già accumulati oltre 1 milione di tonnellate di rifiuti di plastica e oltre 150 milioni di tonnellate nell’oceano globale.

Studi recenti affermano che stiamo già vivendo un periodo di toxicity debt legato strettamente agli effetti a lungo termine del degrado di materiale plastico e del rilascio di sostanze inquinanti.

Il Mediterraneo è inoltre un hotspot del cambiamento climatico, quindi un luogo dove saranno più accentuati gli effetti di un clima che cambia. È uno dei mari che si è scaldato più velocemente al mondo e in uno scenario business-as-usual, nel 2040, la produzione di plastica contribuirà al 15% delle emissioni totali di CO2. Continuare a produrre plastica è dunque in disaccordo con gli obiettivi internazionali di mitigazione del cambiamento climatico e il raggiungimento della neutralità climatica al 2050.

Citizen Science 

Il progetto Profili Antropici si propone di utilizzare la Citizen Science al fine di migliorare la conoscenza sui diversi tipi di rifiuti di plastica lungo le coste toscane così da proporre delle soluzioni per i tipi di rifiuti più abbondanti. Il progetto mira inoltre a diffondere le conoscenze sui legami tra inquinamento da plastica e cambiamento climatico e impatti in termini di perdita di biodiversità. 

La Citizen Science è un complesso di attività di ricerca scientifica condotto da cittadini che sotto la guida di esperti raccolgono dati scientifici al fine di migliorare la conoscenza su un determinato argomento.

Questa visione di scienza come bene comune, accessibile a tutti, è uno degli strumenti di maggior successo per la promozione della partecipazione dei cittadini alla ricerca scientifica e all’utilizzo della conoscenza creata per fare scelte di rilevanza sociale. Ricercatori e cittadini volontari collaborano in tutte le fasi di un progetto scientifico, concorrendo infine alla risoluzione del problema attraverso la promozione di azioni concrete di sensibilizzazione e di prevenzione della dispersione dei rifiuti di plastica nell’ambiente.

Nell’ambito del progetto abbiamo effettuato delle campagne di monitoraggio lungo tre spiagge della Toscana: Cala del Leone (Livorno), Lillatro (Rosignano, Livorno), Bocca di Serchio a Marina di Vecchiano (Pisa). 

In ciascun sito di studio, abbiamo raccolto e categorizzato i rifiuti presenti su un transetto di 100 metri parallelo alla linea di riva. I campionamenti sono stati effettuati in tre diversi periodi dell’anno e abbiamo classificato i rifiuti raccolti seguendo la Joint List of Litter Items dell’UE. Oltre 55 volontari delle associazioni Semi di Scienza e di Sons of the Ocean hanno partecipato alla raccolta e alla categorizzazione dei rifiuti, cioè alla produzione dei dati scientifici. 

I dati sono poi analizzati statisticamente e confrontati con altri lavori scientifici. Abbiamo potuto rilevare che la quantità di riufiuti presenti sulle tre spiagge da noi studiate supera i limiti precauzionali indicati dalla Strategia Marina. Per i tipi di rifiuti di plastica più comuni abbiamo promosso delle possibili soluzioni, in linea con la Strategia europea sulla plastica e con la Direttiva SUP sulle plastiche monouso.

Promozione delle buone pratiche

I risultati del progetto sono stati resi noti al pubblico e ai decisori politici, affiancando all’illustrazione dei dati scientifici la promozione delle migliori “buone pratiche” di prevenzione della produzione dei rifiuti. Abbiamo inoltre indicato sia azioni individuali che possono essere messe in atto dai singoli cittadini, ma anche e soprattutto su quello che può essere fatto dagli amministratori politici. 

Nell’ambito di una conferenza finale del progetto, sono state invitate le tre amministrazioni del territorio toscano sulle cui spiagge abbiamo effettuato i monitoraggi al fine di condividere e individuare azioni concrete che possano essere implementate nel breve e nel lungo periodo per ridurre sul loro territorio il consumo di prodotti in plastica monouso, favorendo quindi la replicabilità di buone pratiche di economia circolare in contesti diversi.

Approfondisci leggendo il confronto tra l’inquinamento sulle coste della Toscana e l’inquinamento a livello europeo e l’intervista a Tosca Ballerini sulle possibili soluzioni. Oppure scarica il scarica il poster con i risultati del progetto o leggi la traduzione italiana dell’articolo scientifico che abbiamo scritto.

Referente: Tosca Ballerini

Per info:

tosca.ballerini@thalassa.one

SMS +39 351 80 98 130
WhatsApp +33 6 52 67 16 25

Controlla la pagina degli eventi per le date dei campionamenti

Il progetto Profili Antropici è realizzato con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese ed è coordinato da Semi di Scienza in collaborazione con Sons of the Ocean

8 per mille chiesa valdese profili antropici

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Non tutto il mare è perduto – Plastiche in mare, soluzioni a terra https://www.semidiscienza.it/2022/09/29/non-tutto-il-mare-e-perduto/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=non-tutto-il-mare-e-perduto https://www.semidiscienza.it/2022/09/29/non-tutto-il-mare-e-perduto/#respond Thu, 29 Sep 2022 09:59:25 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=1787

Nuovo appuntamento sul nostro canale YouTube: Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia e autore del libro Non tutto il mare è perduto (Casti Editore) e Tosca Ballerini, co-coordinatrice del nuovo progetto di Citizen Science di Semi di Scienza “Profili Antropici – la plastica come misura del nostro tempo”, accompagnati da Olimpia Camilli, ci guideranno in una discussione sul problema dei rifiuti monouso da imballaggio, di plastica ma non solo, e sulle possibili soluzioni.

Argomenti:

  • Libro: Non tutto il mare è perduto
  • Iniziativa “Carrelli di plastica” tra Greenpeace e Il Fatto Quotidiano
  • Campagna A buon rendere – molto più di un vuoto: https://www.buonrendere.it/la- campagna/
  • Pagina web del Progetto “Profili antropici”

Giovedì 13 ottobre, ore 18
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Inquinamento da plastica sulle rive del fiume Durance: prima quantificazione e possibili misure ambientali per ridurlo https://www.semidiscienza.it/2022/09/05/inquinamento-da-plastica-sulle-rive-del-fiume-durance-prima-quantificazione-e-possibili-misure-ambientali-per-ridurlo/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=inquinamento-da-plastica-sulle-rive-del-fiume-durance-prima-quantificazione-e-possibili-misure-ambientali-per-ridurlo https://www.semidiscienza.it/2022/09/05/inquinamento-da-plastica-sulle-rive-del-fiume-durance-prima-quantificazione-e-possibili-misure-ambientali-per-ridurlo/#respond Mon, 05 Sep 2022 11:32:42 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=1717

Di Tosca Ballerini

L’inquinamento da plastica è uno dei problemi più urgenti del nostro tempo, con impatti negativi sugli ecosistemi naturali, sulla salute umana e sul sistema climatico. L’identificazione dei principali rifiuti abbandonati nell’ambiente è essenziale per definire le priorità delle politiche ambientali volte a prevenire le perdite di plastica e a promuovere un’economia circolare.

Nell’articolo scientifico “Plastic pollution on Duranceriverbank: first quantification and possible environmental measures to reduce it” sono stati presentati i primi dati di abbondanza di macrorifiuti in tre siti sulla riva del fiume Durance e in un sito sulla spiaggia del lago Serre-Ponçon, nella Région SUD-Provence-Alpes-Côte d’Azur, nel sud-est della Francia, e sono state proposte delle misure ambientali per ridurre tale inquinamento.

Rifiuti di plastica: l’82% dei rifiuti

I dati sono stati raccolti attraverso la citizen science tra il 2019 e il 2020 e in totale sono stati classificati 25.423 rifiuti, di cui l’82% era costituito da plastica.

Gli articoli in plastica monouso corrispondono all’8,13% del totale, mentre le bottiglie di plastica monouso sono tra i primi 10 rifiuti in ogni sito.

L’abbondanza mediana di rifiuti in tutti i campioni è di 2.081 oggetti/100 m, due ordini di grandezza superiore al valore soglia precauzionale stabilito dal gruppo di esperti sul marine litter dell’UE per i rifiuti marini (20 oggetti/100 m).

Per la maggior parte gli oggetti (74,83%) erano piccoli e non identificabili. Pezzi di polistirolo, plastica morbida e plastica rigida hanno rappresentato la maggior parte dei rifiuti in totale (56,63%) e in tre dei siti di studio. I pezzi di vetro corrispondevano al 15,83% del totale dei rifiuti.

Frammenti di teli per la pacciamatura, biomateriali in plastica per il trattamento delle acque e bottiglie monouso

I pezzi di plastica morbida sono la categoria di rifiuti più abbondante in assoluto e corrispondono al 58,85% dei rifiuti in uno dei siti di campionamento lungo l’argine del fiume Durance, situato in una zona agricola, il che suggerisce la loro provenienza da pellicole di pacciamatura agricola.

Tra gli elementi identificabili, i più abbondanti sono stati i biomateriali in plastica utilizzati negli impianti di trattamento delle acque reflue e le bottiglie per bevande monouso in plastica e in vetro.

Lo sviluppo di schemi di responsabilità estesa del produttore per le pellicole di pacciamatura e i biomediali di plastica e di Sistemi di Deposito Cauzionale per le bottiglie di bevande monouso è suggerito come un modo per prevenire le perdite nell’ambiente.

Il lavoro conferma l’opportunità di utilizzare la citizen science per raccogliere dati sul macrolitter e monitorare l’efficacia delle normative ambientali per ridurre l’inquinamento da plastica.

Cosa possono fare i comuni?

I comuni possono limitare in modo significativo l’inquinamento da plastica sul loro territorio attraverso lo sviluppo di strategie integrate che includano appalti pubblici ed esemplarità, nonché l’animazione territoriale. Ad esempio, possono vietare l’uso di prodotti SUP negli edifici ed eventi pubblici e nei luoghi turistici naturali (analogamente a quanto avviene nelle cosiddette “plastic free beaches”), promuovendo al contempo le imprese che decidono volontariamente di ridurre l’uso di imballaggi monouso.

Le strategie di riduzione dell’inquinamento da plastica che possono essere messe in atto dai Comuni includono anche la prevenzione della produzione di rifiuti di plastica e la promozione del riutilizzo; la promozione del consumo di acqua di rubinetto nel proprio territorio; il miglioramento delle infrastrutture di gestione delle acque reflue e delle acque meteoriche per preservare il ciclo dell’acqua dall’inquinamento da plastica; il miglioramento della raccolta e del riciclaggio dei rifiuti di plastica; la riduzione dell’inquinamento da plastica a livello locale attraverso le operazioni di pulizia, che, pur non essendo una soluzione all’inquinamento da plastica in quanto agiscono a valle del problema, hanno il vantaggio di sensibilizzare le persone sulle questioni sollevate dai rifiuti di plastica e di raccogliere dati utili per orientare la strategia locale contro l’inquinamento da plastica.

Per saperne di più:

Ballerini T, Chaudon N, Fournier M, Coulomb J-P, Dumontet B, Matuszak E and Poncet J (2022) Plastic pollution on Durance riverbank: First quantification and possible environmental measures to reduce it. Front. Sustain. 3:866982.

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/frsus.2022.866982/full

Tosca Ballerini: tosca.ballerini@thalassa.one

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DDL SALVAMARE: TRAGUARDI E OBIETTIVI MANCATI DELLA LEGGE CONTRO I RIFIUTI IN MARE* https://www.semidiscienza.it/2022/05/26/ddl-salvamare-traguardi-e-obiettivi-mancati-della-legge-contro-i-rifiuti-in-mare/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=ddl-salvamare-traguardi-e-obiettivi-mancati-della-legge-contro-i-rifiuti-in-mare https://www.semidiscienza.it/2022/05/26/ddl-salvamare-traguardi-e-obiettivi-mancati-della-legge-contro-i-rifiuti-in-mare/#respond Thu, 26 May 2022 17:31:47 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=1678

di Tosca Ballerini

L’11 maggio il Senato ha approvato in via definitiva il cosiddetto “Ddl Salvamare” che prevede una gestione semplificata dei rifiuti accidentalmente pescati senza aggravio di costi e responsabilità per i pescatori e riconosce il ruolo delle associazioni ambientaliste nello svolgimento di campagne di pulizia del mare e delle acque interne.
Il Ddl però non pone un freno alla cattiva gestione delle foglie spiaggiate di Posidonia oceanica, aprendo al pericolo dello smaltimento come rifiuto di questa importante biomassa che è invece fondamentale per la protezione della biodiversità costiera e la protezione delle coste dall’erosione.

Un successo per il WWF

Il cosiddetto “Ddl Salvamare” sulla gestione dei rifiuti accidentalmente pescati è stato approvato in via definitiva dal Senato l’11 maggio dopo un lungo iter parlamentare iniziato nel 2019. Nell’Art. 2 prevede una gestione semplificata dei rifiuti accidentalmente pescati che sono stati riconosciuti come rifiuti urbani e possono essere conferiti a titolo gratuito presso gli impianti portuali, senza un aggravio di costi e responsabilità per i pescatori.
Questo riconoscimento è un successo per WWF Italia, che a tal fine dal 2019 ha portato avanti, in sinergia con le associazioni di categoria dei pescatori, un’intensa attività di interlocuzione con le forze parlamentari e con il Governo. Precedentemente, infatti, l’interpretazione del Ministero dell’Ambiente era che i rifiuti accidentalmente pescati fossero equiparati ai rifiuti delle navi, per i quali invece sono previste modalità di conferimento e rendicontazione specifiche, nonché il pagamento di una imposta. WWF ha dunque lavorato sul recepimento della Direttiva Europea 2019/883 sul conferimento dei rifiuti delle navi, avvenuto con il D. Lgs. 197/2021 (dove i rifiuti delle navi sono separati dai rifiuti accidentalmente pescati), e ora espressamente richiamato anche nel testo del Ddl Salvamare.
Domenico Aiello, avvocato Responsabile tutela giuridica della Natura WWF Italia, dice a Materia Rinnovabile che la Legge Salvamare era “necessaria per risolvere il problema interpretativo, ma poteva essere scritta meglio. Adesso deve essere applicata e il soggetto che dovrà applicarla avrà un problema interpretativo perché il testo del’Art. 2 non è chiaro”. Al comma 1 dell’Art. 2 infatti, i rifiuti accidentalmente pescati sono ancora equiparati come rifiuti delle navi, è solo al comma 5 e 6 che sono definite modalità di conferimento e che vengono equiparati ai rifiuti urbani. L’avvocato spiega inoltre che, se non fosse stato per l’interpretazione non corretta della Direttiva Europea 2019/883, non sarebbe stato necessario scrivere una nuova legge, perché la formulazione del Codice dell’ambiente era già di per sé idonea a equiparare i rifiuti accidentalmente pescati ai rifiuti urbani. Durante le audizioni in Parlamento il WWF aveva infatti fatto proposta emendativa dell’art. 183 del Testo Unico Ambientale dove sono definiti i rifiuti urbani. Sarebbe bastato aggiungere dopo “rifiuti di qualunque natura o provenienza […] sulle spiagge marittime” le parole “e i rifiuti accidentalmente pescati” e si sarebbero evitate incertezze interpretative.
Tuttavia, ricorda l’avvocato, il Ddl Salvamare è importante perché istituzionalizza le campagne di pulizia di rifiuti e riconoscere il ruolo delle associazioni ambientaliste (Art. 3 del Ddl), oltre a prevedere le raccolte di rifiuti lungo i fiumi (Art. 6). I rifiuti raccolti durante le campagne di pulizia e sui fiumi potranno essere conferiti con le stesse modalità dei rifiuti accidentalmente pescati.

Ora servirebbero sgravi fiscali per i pescatori

È d’accordo che non sarebbe stata necessaria una nuova legge per consentire ai pescatori di riportare a terra i rifiuti incidentalmente raccolti in mare Gianfranco Amendola, ex magistrato ed esperto in normativa ambientale. “La principale cosa che non è esatta [attorno alla discussione sul Ddl Salvamare] è che si diceva che i pescatori erano costretti a ributtare a mare i rifiuti pescati incidentalmente perché rischiavano una sanzione per trasporto non autorizzato di rifiuti speciali. Ma questo non è vero quando si riferiva a rifiuti accidentalmente pescati”, spiega l’ex magistrato, che in passato aveva proposto di risolvere il problema di tali rifiuti tramite delle ordinanze specifiche da parte dei comuni.
Secondo Amendola il problema adesso è di vedere quanto tempo ci vorrà prima che la legge diventi operativa e dice a Materia Rinnovabile che “ci vorrebbero soldi per i comuni e sgravi fiscali per i pescatori da dare subito, in funzione di quanti rifiuti portano a terra.
Sauro Pari, presidente di Fondazione Cetacea e da anni impegnato in progetti di Fishing for litter con i pescatori tramite progetti europei come Clean Sea Life e Marles, accoglie con favore l’approvazione del Ddl Salvamare e dice a Materia Rinnovabile che si potrebbe pensare di prevedere un minimo di rimborso spese per i pescatori, che i giorni in cui non vanno a pesca potrebbero andare a pescare rifiuti”.

E le microfibre?

Secondo WWF Italia è “incomprensibile” la soppressione dell’art.12 introdotto durante il precedente esame al Senato, poi eliminato nel passaggio alla Camera, prima di passare nuovamente al Senato per l’approvazione definitiva del DDL. L’articolo recava disposizioni in materia di prodotti che rilasciano microfibre volte in particolare a prescrivere obblighi di etichettatura per i prodotti tessili o di abbigliamento che rilasciano microfibre al lavaggio.
“Pensiamo che sarebbe stato molto utile dal punto di vista dell’informazione al cittadino, che avrebbe potuto scegliere di lavare i capi sintetici che rilasciano microfibre a mano invece che in lavatrice” dice Aiello. “Non dobbiamo tutelare il mare solo dalle macroplastiche, perché anche le microfibre sono un problema molto serio”. Secondo uno studio sulla rivista scientifica Marine Pollution Bullettin, per un carico di lavaggio medio di 6 kg potrebbero essere rilasciate nelle acque di scarico oltre 700mila microfibre a lavaggio, rappresentando una fonte importante di inquinamento da microplastiche per gli ambienti acquatici.

Per salvare il mare: dal Plastic Free al Plastic No More

“Il nome della legge è molto bello. Ma in realtà è solo un nome. Chi è che non vuole salvare il mare? Veniamo dal mare, respiriamo il mare. È una cosa bellissima. Hanno trovato un nome semplice, banale ed efficace” dice a Materia Rinnovabile Silvio Greco, biologo marino e dirigente di ricerca alla Stazione Zoologica A. Dohrn, che per 24 anni ha condotto ricerche scientifiche sulle specie ittiche a bordo di pescherecci. “Noi abbiamo sempre raccolto rifiuti di plastica. Il problema è che si raccolgono bottiglie, sedie, teloni, rifiuti di grandi dimensioni, tutti oggetti che rientrano in quelle che chiamiamo macroplastiche. Il problema è che non possiamo rimuovere in alcun modo le microplastiche e le nanoplastiche, che ormai si trovano nel corpo degli organismi viventi. Le persone dovrebbero sapere questo” dice il ricercatore, ricordando che vari tipi di polimeri plastici e di additivi a essi associati sono stati ritrovati non solo nelle feci, ma anche nella placenta, nel sangue, e nei polmoni della nostra specie.
“Il modo per risolvere il problema dei rifiuti plastici è semplice: smettere di produrre nuovi oggetti in plastica. Dobbiamo passare dal Plastic Free al Plastic No More” dice il ricercatore. “Dobbiamo evitare assolutamente che la plastica arrivi a mare. Per evitare che arrivi al mare dobbiamo abbandonare il monouso. Se non riduciamo la produzione di plastica e non aumentiamo il riutilizzo non arriveremo mai a risolvere il problema dell’inquinamento da plastica”. Secondo Greco l’Italia dovrebbe anche “fare chiarezza” sul recepimento della Direttiva europea sulle plastiche monouso SUP, nel quale ha introdotto esenzioni per alcuni prodotti monouso prodotti con bioplastiche con caratteristiche di biodegradabilità e compostabilità. Un recente studio scientifico condotto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche assieme ad altri partner conferma studi precedenti che avevano mostrato che anche le bioplastiche si degradano lentamente nell’ambiente naturale, con tempi molto più lunghi di quelli che si verificano in condizioni di compostaggio industriale.

La posidonia oceanica: un tesoro ecologico, non un rifiuto

L’Art. 5 del Ddl Salvamare include norme in materia di gestione delle biomasse vegetali spiaggiate. WWF Italia nota che permangono delle importanti lacune sulla gestione delle biomasse vegetali, perché non viene posto freno alla cattiva gestione delle cosiddette banquette, cioè gli accumuli sulle spiagge di foglie morte di posidonia oceanica.
La posidonia oceanica è una pianta marina endemica del Mediterraneo, che svolge un ruolo ecologico chiave per la produzione di ossigenosequestro del carbonio, creazione di habitat riproduttivi per le specie ittiche. Lo spiaggiamento delle foglie di posidonia oceanica è un fenomeno naturale e le banquette sono strutture naturali che contribuiscono alla costruzione dell’habitat dunale e proteggono le coste dall’erosione. Sono tutelate ai sensi del Protocollo relativo alle Aree Specialmente Protette e alla Biodiversità del Mediterraneo, sottoscritto dall’Italia nell’ambito della Convezione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo dai rischi dell’inquinamento. “Gli emendamenti sulla gestione delle biomasse vegetali sono stati introdotti in fasi successive della discussione del Ddl rispetto al nostro coinvolgimento iniziale nel 2019 per la definizione di rifiuti urbani, e come WWF Italia non siamo stati coinvolti”, precisa l’avvocato Aiello.
“La gestione delle foglie spiaggiate di posidonia oceanica è già disciplinata da linee guida di ISPRA e in generale si deve stare attenti a non considerarle come dei rifiuti, perché invece sono importantissime per prevenire l’erosione costiera”Secondo il legale il testo dell’art. 5 non è chiaro e questo è “preoccupante” perché la sua interpretazione consente di aprire in maniera molto forte allo smaltimento delle banquette, in quanto l’articolo dice che se ne ha la facoltà. Per ragioni di tempo può essere più conveniente per le amministrazioni comunali rimuovere le foglie spiaggiate invece che gestirle secondo le Linee Guida per la Spiaggia Ecologica redatte da ISPRA, spiega Aiello.
Il WWF auspica che questi punti siano oggetto di successivi interventi del legislatore, con l’obiettivo di dare concreta attuazione ai nuovi principi costituzionali di tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi.

*articolo apparso precedentemente su https://www.renewablematter.eu/

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#All4ClimateItaly2021: secondo evento https://www.semidiscienza.it/2021/09/21/all4climateitaly2021-secondo-evento/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=all4climateitaly2021-secondo-evento https://www.semidiscienza.it/2021/09/21/all4climateitaly2021-secondo-evento/#respond Tue, 21 Sep 2021 18:00:39 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=1456 Programma

Ore 10:30 Saluti istituzionali Alessandra Nardini, Assessora all’istruzione Regione Toscana

Ore 10:50 Il decennio del mare – gli effetti del cambiamento climatico sugli oceani

Intervengono Yuri Galletti, Phd. Biologo marino, presidente Semi di Scienza

Virginia Sciacca, PhD. Biologa marina specializzata in bioacustica, ass. eConscience – Art of Soundscape

Nota: I temi affrontati saranno: (1) il futuro del nostro mare, con particolare riferimento all’area tirrenica settentrionale, ed alle criticità riguardanti gli effetti del riscaldamento globale; (2) ascoltare per tutelare: il suono e l’impatto del rumore in ambiente marino; (3) le principali soluzioni per la lotta al cambiamento climatico, con particolare riferimento all’economia circolare.

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Il mare svuotato https://www.semidiscienza.it/2020/11/30/il-mare-svuotato/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-mare-svuotato https://www.semidiscienza.it/2020/11/30/il-mare-svuotato/#respond Mon, 30 Nov 2020 09:01:40 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=1192 L’irresistibile prospettiva di un’altra nuova frontiera per l’attività economica mondiale ha portato a valutazioni entusiastiche e, molto probabilmente, troppo entusiaste della possibilità di sfruttare il mare per nutrire il mondo, fornire energia a basso costo, diventare una nuova fonte di minerali e altri miracoli futuri. Questo libro dà alcune indicazioni concrete su come veramente, al di là degli entusiasmi, dovremmo guardare al futuro dei nostri mari: gli autori, mettendosi sulle orme dei nostri remoti antenati che hanno gradualmente scoperto il mare e le sue risorse, ci parlano della “maledizione del pescatore” – una maledizione di tipo “economico” appunto, perché i pescatori sono sempre stati non proprio ricchi nonostante tanto lavoro e il progresso tecnologico –, ci spiegano perché gli esseri umani tendono a distruggere le risorse da cui dipendono e ci introducono, in modo critico, le possibili tecniche per l’estrazione di ulteriori risorse dal mare.

La conclusione è la seguente: il mare non è ancora sfruttato così a fondo come la terra e alcune nuove idee, come quella di usare il plankton per il settore alimentare, promettono bene. Ma il fatto è che il grado di sfruttamento attuale dell’intero ecosistema marino è comunque già sopra ogni limite di sostenibilità: il settore della pesca a livello mondiale è in declino, il traffico navale turistico e commerciale è già intensissimo e, non ultimo, il mare è diventato il più grosso ricettacolo di rifiuti di tutte le attività umane.  

E questi sono solo alcuni dei temi che il volume tratta, cercando di proporre una visione realistica di quale futuro si prospetta per l’ambiente marino. Ma scoprirete anche molte altre cose interessanti: le gesta dei Neanderthal, che affrontarono per primi il grande blu con una semplice canoa, come è stato possibile per cinque uomini su una piccola barca uccidere una balena gigante, che tipo di olio le vergini del Vangelo mettevano nelle loro lampade, e come un professore di matematica, Vito Volterra, scoprì le ”equazioni di pesca”, perché è diventato così facile essere punti da una medusa mentre si nuota nel mare, e come giocare a Moby Dick, un semplice gioco da tavolo che simula lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e che troverete allegato al volume.

Dopo aver letto questo libro coinvolgente e perspicace sulla relazione in rapida espansione tra l’umanità e il mare, il lettore avrà visto quanto l’ambiente marino ci parla già tanto di sé e del suo stato di salute, senza dover per forza indossare maschere e bombole ed essere esperti subacquei.

Gli autori: Ilaria Perissi e Ugo Bardi

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